Per una volta rinuncio ai titoli complicati, anche perchè il messaggio è semplice semplice: tanti auguri a tutti, ma proprio a tutti!
Che possiate vivere la bellezza delle cose in ogni momento, trovando anche in mezzo ai problemi qualcosa che vi dia la forza di andare avanti e di sorridere.
Buone feste e buon anno gente! :)
Alle prese con una nuova (e per fortuna entusiasmante) serie di impegni, saluto e abbraccio chi passerà di qui :)
La praticità è una dote che ha un solo segreto e un solo difetto.
Il segreto è essere previdenti.
Esempio.
Un tizio ha tre fogli di carta: una multa, una ricevuta di un bollettino universitario e dei contatti di lavoro.
Prende un raccoglitore e li ficca nella cartella così come capitano.
Due mesi dopo i fogli sono 13, e poi 22 e poi 95, ognuno sistemato così come arrivavano, uno dietro l’altro.
A tre mesi inizia a non trovare più le prime cose: si affida alla memoria, è convinto di poter riconoscere la terza multa perché SA che sopra c’è uno scarabocchio fatto con un evidenziatore verde… o quella era seconda lista dei contatti di lavoro?
A quattro mesi non ha più il coraggio di guardare il raccoglitore. Ogni volta che ha bisogno di qualcosa lo prende con aria distrutta ed è costretto a sfogliare ogni pagina e ogni singolo pezzettino di carta (più volte, contando la distrazione…) per trovare quello che gli serve.
A 6 mesi sta sotto antidepressivi ed evade la frustrazione abbracciando nuove forme di filosofia zen.
Morale: l’uovo oggi = essere travolti da un Blob di carta domani.
Questo tizio non è pratico.
Un altro tizio ha gli stessi tre fogli e lo stesso raccoglitore.
Lo divide in tre parti: multe, bollettini, contatti; e sistema i fogli in ordine di entrata…ma per categoria.
Dopo 6-7 mesi il raccoglitore è pieno, e dovrà comunque guardarlo con aria schifata: il gioco si fa duro, quindi ora gli serve un raccoglitore per le multe, uno per i bollettini e uno per i contatti.
Morale: alla fine ti fai due palle comunque… solo che ti si sono rotte con molta molta più lentezza, e nel complesso non hai vissuto tanto male col tuo raccoglitore, almeno finchè non è rimasto incinta e hai dovuto traslocare i documenti.
Abbastanza pratico.
Il difetto è essere talmente previdenti da essere… poco pratici.
Esempio.
Un tizio ha sempre le 3 famose scartoffie.
Egli SA che prima o poi un raccoglitore per categoria non basterà, anzi sa che neanche più raccoglitore sarà sufficiente.
Guarda i suoi tre pezzi di carta; ci pensa su un attimo.
Poi ordina tre librerie a 7 piani ciascuna: una per le multe, una per i bollettini e una per i contatti.
Sistema in ognuna il suo pezzo di carta, nel suo raccoglitore.
Prima di averli riempiti tutti di carta (tempo stimato: 13 anni), lo spazio vuoto gli sarà venuto così a noia che l’avrà riempito con qualunque cosa: dai peluche di Free Willy alle lattine di birra vuote.
Morale: partito bene, finito peggio degli altri due.
Questo tizio, paradossalmente, ha poco senso pratico. Ma d’altronde i migliori preveggenti sono sempre stati ciechi, no?
La prossima volta che non sapete dove mettere una cosa, ricordatevi che prima o poi ti romperà le palle… ma se uno se la gioca bene, può sopravvirere, e neanche tanto male.
Enjoy the Blob! ^^
Ma se i bambini giocano a fare il dottore, il dottore può giocare a fare il bambino?
Ebbene sì, chi vuole può chiamarmi dottore!!! :)
Ma andiamo con ordine: intanto ciao a tutti, spero stiate tutti bene… mi siete mancati tanto!
Colpa mia: purtroppo quando ho un impegno di quelli grossi ho bisogno di molto tempo prima di riuscire a organizzarmi, e, preso dal panico di non farcela, mi concentro tantissimo sulla scadenza principale lasciando fuori tante cose. La colpa è del fatto che non mi conosco, non so quanto ci metto a portare a termine questo o quell’impegno, quindi per non sbagliare tendo a esagerare. Piano piano imparerò a gestirmi meglio e migliorerò, riuscendo a distinguere le cose fattibili da quelle oggettivamente al di fuori della mia portata.
Per le cose belle ci dev’essere sempre un pochino di tempo, sennò che vitaccia è?
Ho discusso la tesi il 30 settembre; ma il ritmo al cardiopalmo vissuto nei giorni precedenti contrasta così tanto con l’apparente vuoto di quelli successivi, che ancora non mi sono reso bene conto del fattaccio :p Vi lascio solo immaginare l’ansia, i casini dell’ultimo minuto, la discussione breve ma che ha trasformato il sangue in adrenalina… Invece ci tengo a ricordare con voi i festeggiamenti, il sostegno insostituibile dei miei genitori, della mia ragazza e dei miei amici, e il calore che mi ha circondato e che mi ha fatto capire che ho combinato qualcosa di buono ^^
I parenti si sono subito divisi in due scuole di pensiero: quelli che “Ma bravo che sei! Ora un po’ di riposo, è stata una bella faticata…” e quelli che “Ma bravo che sei! Però il bello comincia adesso, mi raccomando organizzati per tempo!”. A casa è partito il televoto, e nonostante la mia unica idea fosse quella di starmene un po’ in pace (leggi: sdraiarsi e morire dopo l’impresa tipo l’eroe di Maratona, NdM) alla fine mi è toccato resuscitare subito perché entro fine mese mi devo organizzare i miei prossimi 2 anni di vita: e allora metti annunci, trova un avvocato per la pratica, studia per la scuola forense…
E vi dirò, per ora mi sento come un bambino che gioca a fare il dottore: è divertentissimo! Vado in cassazione e vedo tutta la gente che corre in toga, sembrano tanti pinguini; mi aggiro per il palazzo fichissimo dell’avvocatura di Stato (comunque mi sa che lì giusto il turista posso fare, sigh… ma non disperiamo!), silenzioso e monumentale; mi ha pure chiamato un avvocato dicendomi “è il dottor… che parla?”. Che sensazione, è entusiasmante!
Dall’altra parte però, voi infedeli sapete che la mia essenza è quella di uno che cerca sempre l’altro lato della medaglia (leggi: uno che non gli sta mai bene gnnnnnennnte, detta in breve :P); quindi devo ammettere che ho un po’ paura.
Si manifesta nelle forme più assurde, tipo: ma ora che ho dato il cellulare a metà degli studi di Roma mi romperanno le palle ogni minuto; ma che strana sensazione doversi convertire e usare un’agenda; e via così… E sono delle scemate, lo so: sono un laureato qualunque, figurati chi ti chiama, al massimo per il colloquio e poi addio; e poi sono 10 anni che mio padre e alcuni coetanei cercano di convertirmi all’agenda, non dev’essere così male…
Ma la vera paura è quella di crescere e di diventare troppo seri, ammetto.
Prima tutti ti dicono cosa devi fare, e tu sei libero di fare quella cosa al meglio (anche studiare: quando c’è passione, può essere per qualunque cosa, soprattutto imparare) e sei anche libero di fare quello che ti fa stare bene, quello che ti rende felice: la vita del libero professionista, inteso come “squalo” sempre impegnato per stare sulla breccia, non mi suona molto bene.
Ma in questa fase in cui non so esattamente cosa devo fare e mi devo mettere un po’ in gioco, ho paura di perdere un po’ di vista le cose che mi piace fare; il blog è solo un piccolo esempio.
Chiaramente ci sono dei punti fissi sacrosanti che mi rifiuto categoricamente di perdere, che sono tutte le persone che mi fanno stare bene: il loro calore è una cosa troppo preziosa per pensare anche lontanamente di separarmene, anzi spero di essere sempre al loro fianco, non solo quando serve ma sempre. Senza contare che non sono mai stato un grigio cercatore di soldi, quindi non penso che inizierò ora! (ho solo giocato la schedina stavolta, questo sì :ppp).
Però fa paura lo stesso, e il rischio di mettere via qualcosa di importante, di non riuscire a passare più momenti senza pensieri e preoccupazioni, non mi fa stare tranquillo.
Come al solito vedremo come andrà a finire, e tra i due estremi, Lex Luthor - Peter Pan, la soluzione sta sempre nel mezzo.
Intanto io mi alleno a cazzeggiare il più possibile e a sentire tutti ma tutti tutti i miei amici, non mi sembra una cattiva partenza.
Insomma, chi vuole può chiamarmi dottore… ma mi fate più contento se mi chiamate come avete sempre fatto: perché di dottori ce ne sono tanti, e sono contento di avere questo riconoscimento; ma la parte di me a cui tengo di più è la persona che sta dietro al titolo, quella che conoscete già.
Come al solito, non garantisco la chiarezza… ma ormai ci sarete abituati, no? :P
L’amore è come un gioco senza pause.
Le regole del gioco sono semplici: ci sono due persone, l’una di fronte all’altra, in bilico su una corda sospesa, e devono cercare di non cadere per il maggior tempo possibile.
È maledettamente entusiasmante come gioco, isn’it?
La corda è la vita, le cadute sono i momenti di burrasca in cui si perde una partita e bisogna reinventarsi per andare avanti e ricominciare.
Certe volte stare sospesi da soli è più semplice, perché la corda balla meno e la controlli di più.
Ma certe volte è meglio essere in due, perché se rischi di cadere c’è qualcuno che può sostenerti; senza contare che ti diverti di più perché il gioco è imprevedibile e emozionante.
Tanto tempo fa si rifletteva con Ylunio (o meglio, lei rifletteva e io commentavo… sempre stato un parassita :P), e la conclusione è che in amore bisogna amare con dignità.
Cosa vuol dire? Pare un concetto cosmico e impossibile, magari molto egoistico, ma non è così.
(Avvertenza: il discorso è valido anche a parti invertite.)
Possono capitare momenti in cui le due persone sulla corda vogliono avanzare in direzioni opposte.
Lui sa che lei vuole andare avanti nella direzione in cui è rivolta, ma sa che per farlo dovrebbe scavalcarlo.
Lui stravede per lei: si ricorda di tutti i momenti in cui lei lo ha sorretto, magari prova tenerezza per le sue debolezze che ogni tanto hanno fatto ballare la corda più del previsto e gli hanno fatto fare un po’ di straordinario per recuperare la situazione.
Lui farebbe tutto per lei.
Ci pensa un po’ su, pensa che sia la cosa giusta, e poi si sdraia nonostante la cosa non gli piaccia per niente, e la lascia passare.
Lei lo calpesta, passa, e poi cerca di tirarlo su: ma niente da fare, è troppo pericoloso cercare di rialzarsi, tranquilla, ormai per me va bene stare sdraiato, decidi tu il resto.
Ma a lei mica tanto: per quanto apprezzi il favore che lui le ha fatto, ora è nei guai perché se la corda oscilla lui da sdraiato non può più darle una mano a decidere come rimanere in equilibrio.
È una specie di peso.
In pratica, lui le ha fatto un favore, ma in definitiva lui ora sta molto scomodo e lei sta anche peggio perché è sola, non c’è parità.
Da quello che ho sentito in giro, se lei ci tiene cerca di scuoterlo per cercare di rialzarsi (anche magari presa dal senso di colpa): per avere una reazione da lui, scuote la corda… ma lui non capisce perché lei scuote così tanto la corda (né lei può dirglielo!), pensa che l’importante non è rialzarsi ma è non cadere… quindi si abbraccia ancora di più alla corda, si sdraia del tutto per cercare di farla calmare e far passare gli scossoni. (E poverino non ha tutti i torti, prima ha funzionato…)
Un bel giorno scopre che la corda è calma, apre gli occhi e vede che lei se ne sta andando oppure se n’è già andata.
Partono le geremiadi:
Oh cazzo.
Oh Dei.
Oh che dolore.
Oh che stronza, io che ho fatto tutto per lei…
E la folla impietosa: appunto.
C’è un altro modo di farla avanzare nella direzione in cui vuole andare?
Se lui è convinto che sia la cosa giusta e che in quella direzione effettivamente la corda balla meno, come sostiene lei, gli tocca indietreggiare.
È molto più complicato dello sdraiarsi e basta: tocca discutere, lui spesso non capisce dove sta mettendo i piedi, si deve fidare di lei e lei deve dargli spiegazioni convincenti, aspettare con pazienza che lui capisca come fare per muoversi all’indietro fino ad arrivare al punto che si è stabilito insieme. Da lì si ricomincia: se la corda è più stabile così, congratulazioni, abbiamo passato il round; sennò toccherà fare altri aggiustamenti.
Altro tipo di incomprensione dovuta a una eccessiva remissività: il “ruggito del coniglio”.
Mettiamo che, dopo essere indietreggiato per chilometri & chilometri, oppure dopo essere stato sdraiato per un bel po’, alla fine lui si rompa.
D’altronde in amore tocca essere scemi/farsi il mazzo in due, se uno dei due si accorge che sta facendo tutto da solo non è bello…
Se è intelligente e vuole provare a salvare il salvabile, si ferma e mette in chiaro che non si sente sicuro a camminare sempre all’indietro, e che è ora di invertire un po’ la marcia; oppure, avverte che ha bisogno di una mano (richiesta che poi è un ultimatum) perché vuole rialzarsi.
E se lei vuole provare a recuperare l’equilibrio in sue gli darà spazio se lo ritiene giusto (sennò è una egoista oppure proprio non ha capito).
Se invece a lui non gliene frega più niente oppure non riesce a immaginarsi come può recuperare spazio per sé, semplicemente si lascia cadere, ripetendo la litania di cui sopra:
Oh Dei.
Oh che dolore.
Oh che stronza, io che ho fatto tutto per lei…
E la folla impietosa? Appunto.
Morale della favola: se qualcosa non va, parla. Se qualcosa non ti piace, metti in chiaro.
Perché a essere troppo egoisti si è stronzi, ma a essere troppo permissivi alla fine non è più sé stessi… e questo non è un bene neanche per l’altra persona, perché se veramente quella persona ti ama, ti ama per come sei; e se cambi fino a diventare quello che non sei in realtà non le stai facendo un gran favore.
P.S. già che mi è stato fatto notare, specifichiamo che il post non è tratto da situazioni personali (me la sto passando molto bene, anzi sono proprio fortunato : D )
A parziale conclusione di un periodo in cui a casa mia per un motivo o per l’altro si respirava adrenalina pura, sono riuscito a partire per un viaggettino di 5gg per Vienna.
Ci sono tanti modi per descrivere un posto, specie se è grosso e se è bello; ma è inutile dirvi quello che tutti potrebbero dirvi o quello che vedreste subito da soli, quindi vi dirò quello che ho visto io oltre al resto.
Vienna è una splendida città, i monumenti e le cose più imponenti sono raccolte nel centro storico, e il centro storico è dominato dal duomo di santo stefano.
Dovete sapere che ci sono 6 linee di metro che collegano abbastanza bene tutto ma proprio tutto: le fermate sono pulite, in quella del quartiere dei musei ci sono riproduzioni di opere d’arte, dove si poteva si è cercato si salvare la struttura originale senza fissarsi per farle tutte uguali. Ovviamente si spende sempre un minuto buono per cercare di essere sicuri della direzione, ma una volta che hai imparato è routine. A proposito, in metro sono tutti tranquilli e silenziosi, ma non sono razzisti con i caciaroni come potresti immaginare, semplicemente non è nel loro stile.
Esci dalla fermata della metro segnalata con un enorme dadone azzurro con sopra una U, ti giri e vedi il duomo di santo stefano.
Voi starete pensando: “e grazie, se scendi alla fermata del duomo vedi il duomo per forza, altrove vedrai un’altra cosa”.
No, non mi sono spiegato.
Esci da una qualunque fermata di una qualunque linea di metro, e la prima cosa che vedi è sempre il duomo.
Dopo 5gg, ho iniziato a pensare che quel benedetto duomo avesse le gambe.
Giuro, stava giocando a nascondino con noi: prendi, ti ficchi in metro, scappi, esci, ti giri e… Settete! Ti ritrovi sempre il duomo dietro, da qualche parte in lontananza.
Questo è quello che intendo per una città raccolta: raccolta intorno al duomo.
Le distanze sono piccole, insomma; ma le cose da vedere sono tantissime.
Vienna, meglio conosciuta come casa Asburgo, ha palazzi uno più bello dell’altro: e prendetevi una giornata intera per vedere le regge imperiali, non lasciatevi ingannare dalle previsioni dei giri rapidi per turisti di fretta, che alla fine di Schönbrunn e del Belvedere c’era una fossa comune piena di giapponesi stremati -neanche loro ce l’hanno fatta, inutile ammazzarsi -.
Non stupitevi se vedete gente mezza nuda che fa jogging nei parchi imperiali a ore improponibili tipo le 3 di pomeriggio, va tutto bene.
Se proprio non ci state capendo una mazza della città, andate da Mario, al punto informazioni che sta sotto la metro di Westbahnhof: è italiano e senza di lui non avremmo preso l’aereo al ritorno. E salutatelo a nome mio, ok?
E già che state lì, fermatevi al supermercato piccolo con l’insegna rossa che sta attaccato al punto informazioni, e guardate bene gli scaffali: troverete dei muffin enormi, una cosa che devi reggere a due mani, ripieni di nutella. Colazione spettacolare.
Ora sono impegnato con la tesi che mi minaccia di portarmi via troppo del tempo libero che vorrei per smaltire lo stress di questo anno stra movimentato, ma spero di farcela in fretta.
Intanto vi auguro ancora buone vacanze, sappiate che mi mancate non poco :)
I più sagaci tra voi se ne saranno accorti, ma a scanso di equivoci lo dichiaro ufficialmente:
Si sta svolgendo, senza esclusione di colpi, la lotta titanica tra il vostro idolo Mechanikwing VS la Tesi di biennio specialistico.
Per ora vince lei, decisamente. In breve, va più veloce la costruzione della TAV che la my tesi.
La dovrei consegnare tra una settimanella, ma la verità è che neanche satana è disposto a fare un patto così assurdo (ho provato, ormai tutte le volte che lo chiamo lascia la segreteria telefonica perchè ha paura delle mie richieste impossibili).
Ergo signori & signore io modestamente mi darei per qualche giorno.
Gli infedeli più molesti staranno protestando perchè in fondo mi sono già dato per ben più di qualche giorno, quindi cerco di quantificare con un minimo di precisione: diciamo fino al 20 sicuro.
Ok: ora, e solo ora, potete urlare "sti cazzi" a gran voce :P
P.S. Se lo urlate troppo forte state attenti, potrei passare x il vostro blog & vandalizzarlo.
Forza gente, buon weekend e buona fortuna a tutti!
Bene gente, direi che con mostruoso ritardo posso iniziare a parlare di premi!
Intanto, linko il regolamento del premio 10 e lode creato da Gianluca.
Poi, ringrazio Thirrin per avermi dato il premio (motivazione per i suoi premiati: “perché allogiano quotidianamente (o almeno quando è loro possibile) alla locanda e condividono le mie follie e le mie cretinate, perché sanno trovare sempre il modo di tirarmi su quando sono giù ( e fortunatamente non il contrario), perché quasi sempre sono capaci di farmi ridere fino alle lacrime e perché sono persone eccezionali che, dall'apertura della locanda, mi hanno donato parte di loro prendendosi dolcemente parte di me.”).
Poi, ringrazio anche Kiachan per avermi dato lo stesso premio (lo stupore & la gratitudine salgono assai ^^); motivazione per i suoi premiati, “perchè i loro blog li seguo con piacere, per il contenuto dei post che mi hanno fatto a volte ridere altre volte riflettere, e per la simpatia che si è creata nel tempo.”
Poi, assegno i miei; è una cosa lunga gente, mettetevi comodi.
Aranciogiallo: perché è la quiete in mezzo alla tempesta;
Imp.Bianco: perché ha tanta voglia di fare e riesce a sopportarmi da diversi mesi (e penso che anche a distanza l’impresa sia notevole ^^)
Ilaria/Ilottola: perché sa essere incredibilmente cazzeggiona ma anche riflessiva, insomma non le manca niente! (NdM: per evitare di essere influenzato da una razione dei suoi dolci buonissimi, ho evitato accuratamente di passare per il suo blog mentre scrivevo la motivazione. Mmmm, a pensarci già sbavo…)
Kiachan: perché anche quando racconta le sue preoccupazioni/imprese scolastiche riesce a non farla diventare mai una tragedia e riesce comunque a farmi sorridere! (daje sorella, ci siamo quasi!)
LiciaL: perché è incredibilmente socievole… e tifa spudoratamente per me nella guerra contro la regina Thirrin :P
Mora88: perché perde la speranza che la vita sia bella solo una volta ogni 100 anni
SylverTrinity: perché sa essere molto comunicativa qualunque cosa scriva, sia racconti che esperienze di vita vissuta
Tania_01: perché scrive bene, e se il Destino le fa un brutto tiro, non esita a denunciarlo al sindacato dei bloggers e a volerlo morto! :P
Thirrin: perché mi fa morire dalle risate quando ci si mette, riesce a tenere i contatti anche con i dispersi come me e ha molte brillanti idee, scrittura in testa
Valberici: perché è un mentore nell’arte di essere sempre e comunque poliedrici
Viovy: perché riesce a mettere insieme uno stile pacato con le emozioni
Ylunio: perché è intimista e mai banale
I (pochi) non nominati sono dovuti agli scarsi contatti, colpa mia per lo più.
Ciao gente!
Immaginate una storia, una qualunque: può essere un romanzo, una fiaba, una puntata di Un posto al sole… quello che vi pare.
Quali sono i due elementi indispensabili per avere una storia?
Primo, i protagonisti, perché se non c’è nessuno non c’è niente da vedere; secondo, gli eventi, perché se i protagonisti non devono fare niente di niente che storia è? Sarebbe un quadro fermo.
Chi racconta la storia deve fare bene il suo lavoro.
Riguardo ai protagonisti significa renderli interessanti magari già per il nome, per le loro abilità che vi stupiscono, per il loro carattere o anche solo perché hanno un tic strano…Insomma renderli qualcuno di cui vorreste sapere di più.
Riguardo agli eventi significa renderli interessanti perché magari sono situazioni in cui semplicemente qualcosa non quadra, o perché qualcosa di inquietante riemerge dal passato di un protagonista, o un antico nemico potentissimo torna a perseguitare tutti, ci sono dei pericoli imminenti, dei frenetici colpi di scena… Insomma renderli qualcosa che dovete sapere come va a finire sennò state male!
Se ha fatto bene il suo lavoro quindi la domanda sarà “Cosa succederà ora?”, oppure nella versione più fantasy “Cosa faranno i nostri eroi?”
Dopo di che il narratore intreccia i due fili (appunto si chiama trama), protagonisti ed eventi, e da lì è un botta e risposta e la storia si dipana fino alla fine.
La differenza fondamentale tra una storia raccontata da un narratore e una partita di giochi di ruolo, è che il Narratore (o Master) gestisce solo gli eventi, mentre gli altri giocatori gestiscono i protagonisti.
Come?
Primo, ci si mette d’accordo sull’ambientazione in cui si svolge la partita (qualcosa di fantasy o di moderno o fantascienza, ce n’è per tutti), e il Narratore si occupa della creazione/gestione del mondo, con tutta la gente e gli eventi, sia quelli che influenzano i protagonisti sia quelli che rimangono sullo sfondo.
Poi, i giocatori creano il loro personaggio: le caratteristiche fisiche sono decise dalla sorte ovvero dai dadi (sennò ce lo sceglieremmo tutti perfetto), mentre il resto (carattere, essere buoni o cattivi, conoscenze e abilità) viene deciso dai giocatori stessi che appuntano tutto su un foglio.
Quel foglio è il loro copione, perché è in base a quello dovranno interpretare il ruolo del loro personaggio nelle varie peripezie che si troverà ad affrontare: una buona regola è “non pensare a cosa faresti tu giocatore in quella situazione che il narratore ti sta descrivendo, ma pensa a cosa farebbe il tuo personaggio (con le sue conoscenze, carattere e possibilità)”; più ci provate più l’atmosfera sarà coinvolgente e divertente.
Fossi in voi infedeli mi domanderei questo: ma se il Master gestisce tutto il resto del mondo, persone ed eventi compresi, e in pratica è Dio, noi giocatori che ci stiamo a fare?
È vero, il master in teoria può fare tutto: se nel mondo ci sono i vostri personaggi e altri 6 miliardi di persone, potrebbe aizzarle tutte contro i vostri eroi; potrebbe farvi aprire la terra sotto ai piedi e ammazzarvi mentre dormite, ecc…
Ma il principio del gioco è quello di una certa parità tra lui e i giocatori (principio “anti-marionette” ovvero i giocatori non sono delle cavie, NdM): il master di regola non “muove” i personaggi dei giocatori, e muove tutto il resto del mondo in modo imparziale.
Che vuol dire imparziale?
L’obiettivo del master non è ammazzare i giocatori (anche se spesso può essere sorpreso a sghignazzare con aria sadica), ma fornire loro ottimi spunti per cacciarsi nei guai, creare avventure e sfide che siano affrontabili dal gruppo di eroi, anche se non senza rischi seri (sennò che gesta eroiche sarebbero?).
Abbiamo gli eroi, il mondo in cui vivono, e la garanzia che non verranno ammazzati senza poter fare niente; ma esattamente come succedono le cose? Come si gioca?
I giocatori, seduti intorno a un tavolo, sanno che i loro personaggi vivono in un mondo del quale il master fornisce i dettagli che i personaggi possono conoscere; sanno più precisamente dov’è il loro personaggio, e anche qui il master descrive quello che il personaggio vede o sente, come se fosse i suoi 5 sensi (un personaggio onnisciente non correrebbe mai pericoli, ecco perché è solo il master a gestire il mondo e a descriverlo ai giocatori). Tra i dettagli che il master fornisce ai giocatori, di regola c’è anche qualche spunto per iniziare qualcosa di (a volte incredibilmente) rischioso.
Esempio: un giocatore ha deciso che il suo eroe entra in una taverna per bere qualcosa.
Master, rivolto al giocatore: vedi che la taverna è grande, fumosa, ci saranno almeno 30 persone (segue una descrizione più o meno dettagliata, anche a seconda di quello che chiede il giocatore)… Noti subito un uomo che sta sfilando lentamente delle monete d’oro dalla sacca di un tizio seduto a fianco a lui.
E ora?
Ora starà al giocatore decidere, in base al “copione” che ha creato, cosa farà il suo eroe.
Ad esempio: se il personaggio è cattivo, potrebbe fregarsene oppure aspettare il ladro fuori per minacciarlo e spartire; se è buono potrebbe intervenire (e questo per il carattere); se è un mago e vuole intervenire, potrebbe addormentare il ladro o immobilizzarlo (o incenerirlo, se è un tipo drastico…) con qualche formula; se è un combattente, minaccerà di usare la forza o tirerà fuori le armi;…
Chiarito che le sfide che i personaggi affrontano sono in genere affrontabili (e sennò si corre!), ciò che il giocatore decide di fare e ciò che il master decide di mettere in pratica è regolato dai dadi, dalla sorte.
Se il nostro eroe vorrà stendere il ladro dovrà tirare dei dadi, modificare il punteggio a seconda di quanto è esperto il suo personaggio (più si fanno avventure e più si diventa esperti…dei veterani) e vedere se riesce nell’intento; stessa cosa dovrà fare il master se decide che il ladro vuole attaccare l’eroe.
Questo vale per ogni azione che i giocatori vogliono fare nei confronti del resto del mondo, e di ogni azione che il master vuole far succedere nei confronti dei giocatori (il che vuol dire che anche i nemici possono essere sfigati e ammazzarsi da soli perché inciampano sulla propria spada, per dire).
Abbiamo un evento fornito dal master (ladro all’opera), e un protagonista che sceglie cosa fare.
La cosa bella è che i giocatori/protagonisti non sanno cosa sta per succedere; ma dall’altra parte neanche il master/gestore degli eventi sa cosa faranno gli eroi. Risultato: combinazioni infinite di storie scritte e recitate a più mani, gag assicurate, pezzi di rara tensione teatrale.
Quindi ricapitoliamo i punti forti: usi la fantasia; crei storie originali e ti diverti perché non ti limiti a immaginarle da solo ma le interpreti, e non sai mai cosa uscirà fuori o come andrà a finire; è un gioco potenzialmente infinito, perché dura finchè hai un personaggio che ti piace interpretare (se muore quello che stai interpretando o se invece vuoi provare un altro “copione” puoi sempre cambiare); dopo un certo numero di partite, ti scoprirai a commentare il tutto come se stessi parlando dei personaggi del tuo telefilm preferito (“ma hai visto che tizio si è messo con Caia, e ha sfidato Sempronio a recuperare prima di lui l’amuleto maledetto?”; “Ma alla fine com’è andata a finire la rissa col monaco pazzo?”; “Oddio ti ricordi quella ridicola vecchietta che andava a caccia del fantasma del marito con un vecchio archibugio?” -è successo, NdM-)
Il tutto alla modica cifra di… come? Mi dicono dalla regia che si potrebbe anche non pagare niente a parte la benzina usata per riunirsi e pochi euro per i dadi?
Se vi capita un master bravo tra le mani, buona partita.
Un po’ giorni fa ho dato un esamino.
Che carino, l’esamino! Eravamo in 7, ci avevano interrogato tutte le settimane e sembrava abbastanza semplice, le cose le sapevamo.
Arriviamo all’esame, prendiamo il foglio (era uno scritto), e aspettiamo fiduciosi la domanda.
Arriva la prof, saluti cordiali, rassicurazioni e istruzioni varie, tra cui una cosa criptica del tipo “mi raccomando, attenetevi strettamente alla domanda, non divagate”.
Ora, è difficile che ci si metta a parlare del tempo o di come ti sono venuti buoni i biscotti quando stai rispondendo a una domanda specifica di una materia universitaria, quindi non l’abbiamo tanto capito questo avviso…
Ma noi, noi non sapevamo.
Il corso era diviso in tanti piccoli (insomma), pratici modulini, ci aspettavamo di dover dire vita morte e miracoli di un paio di questi…
Ce li ha chiesti quasi tutti. Faceva prima a chiederci “scrivi tutto quello che ho spiegato in tre mesi di lezione…”... in un’ora e mezza.
Oh my gold.
Siccome siamo piccoli e scemi iniziamo a organizzarci con tutta calma: ma che ci scrivo di introduzione, ma mettiamoci pure qualche chicca…
A un certo punto, l’assistente: “ragazzi guardate che siamo a metà”.
Folla dei 7: “de che?”
Assistente: “Del tempo…”
…tempo…empo…empo…
Folla: (scioccati. Se non sbaglio si sente un “porca troia” neanche troppo velato dall’ultima fila -cioè la seconda-).
La follia si impadronisce di noi: se potessi scegliere una colonna sonora per il nuovo ritmo dell’esame sceglierei il volo del calabrone.
Alla fine gliela facciamo tutti: la mano morta e tremante sul tavolo, una lista infinita di sentenze schiaffate su un foglio di carta, gente che non ha finito la brutta, le belle copie che fanno piuttosto pietà, forma zero...
A un certo punto uno dei 7 dice: “e il bello è che a forza di correre ancora non so che cosa ho scritto…” (della serie “Ma poi la festa di chi era?”; NdM).
Scatta la risata isterica, quella che fai con l’occhio allucinato contornato di capillari scoppiati.
Questo pensiero inizia una sera di agosto, quando un amico, riflettendo sulla sua forma fisica non proprio slanciata, conclude ironicamente: “Certo, magro è bello; ma poi perdo il Fear Factor…”. Grazie Lord Bi, sei un genio.
Sei un genio perché ogni essere su questo mondo è alla ricerca del suo personale Fattore Paura.
Non è un pensiero complesso questo, solo una lunga serie di dati di fatto.
Gli animali si difendono dai predatori con dimensioni, veleno, colori accesi, mimetismo… e quando proprio non hanno di meglio con la cara vecchia fuga (“la miglior parte del valore” disse un tale che ora non mi viene).
I predatori li fregano con zanne/artigli di dimensioni da ridicole a spropositate, con precisione, velocità o forza devastanti, veleno, branco.
Persino le montagne si difendevano benino da noi rompicabbasisi perché sono alte, fredde e a punta; e contro i fuoripista si difendono tutt’oggi franando sotto il culo degli sciatori ben pensanti.
Veniamo a noi, giusto per amore di conversazione.
Ci capita di avere paura di essere presi in giro, e magari facciamo i sostenuti, con un bel po’ di muscoli o delle misure da modella che non guastano per darci un perché (sulla via di un X Factor che ancora Fear non è).
Nei pub si gira in branco, vedessi mai, e non ha più senso andarsi a prendere qualcosa da soli giusto per il gusto di farlo.
Criminalità? Ma perché non armati, forcaioli o con una polizia dura da fare spavento (chi si deve vendicare forse va escluso dalla categoria, ndM).
Al solito, noi siamo i soliti megalomani. Il resto della natura ha attacco e difesa, vince o perde; e non abbiamo idea di quanto rosica un pesce palla quando scopre che gonfiarsi non gli è bastato, o come ci rimane male un serpente quando una mangusta gli fa la pelle. Ma rimangono così, senza poterci fare molto nelle brevi distanze, accettando la cosa volenti o nolenti finché qualche loro discendente non si ritroverà con un miglioramento.
Ma noi no! Perché noi abbiamo i neuroni dalla nostra, e possiamo fare le cose molto più velocemente, compreso farci male nel senso cosmico del termine: una società di complessati sempre più soggetti e indifesi al Fear Factor altrui, che cerca disperatamente il proprio Fear Factor come fosse l’unica e l’ultima certezza della vita, una sorta di àncora. E il Valore, quello di saper lottare a armi pari e faccia a faccia, quello di saper resistere alle pressioni, di saper riconoscere entrambi i lati della medaglia prima di assegnare colpe e meriti, se ne va, sostituito dalla bramosia psicotica del Fear Factor di Livello Superiore per potersene andare in giro in pace… Peccato che la pace non ha niente a che vedere con questo, come la deterrenza modello Guerra Fredda non c’entrava niente con la ricerca della stabilità dei blocchi (e infatti se mi ricordo bene finì in crisi cubana, sempre grazie alla ricerca del livello di “minaccia difensiva” superiore; molto boiata, ndM). L’idealità di questa ricerca del fear factor, il prendere spunto da situazioni gravi per creare difese che a loro volta creano situazioni ancora più gravi, è solo un modo per giustificare la ciclicità delle umane manifestazioni guerresche, direi fino a prova contraria.
E per la cronaca, per come la vedo io (è o non è il mio pulpito questo?) visto che noi siamo perfezionisti in certe cose questa “quest” porta dritti ad una porta sola, quella in fondo al corridoio con sopra scritto “Tired? Fear Factor Omega. Welcome”.
Consigli per la lettura: il testo di Don’t thread on me, Metallica (solo il testo e solo una volta: non è che sia una gran perla la canzone).
Consigli per il piccolo schermo: Il lato oscuro del Pianeta delle Scimmie (a proposito di Omega; film pesante e dalla fine deprimente/educativa).