Questo pensiero inizia una sera di agosto, quando un amico, riflettendo sulla sua forma fisica non proprio slanciata, conclude ironicamente: “Certo, magro è bello; ma poi perdo il Fear Factor…”. Grazie Lord Bi, sei un genio.
Sei un genio perché ogni essere su questo mondo è alla ricerca del suo personale Fattore Paura.
Non è un pensiero complesso questo, solo una lunga serie di dati di fatto.
Gli animali si difendono dai predatori con dimensioni, veleno, colori accesi, mimetismo… e quando proprio non hanno di meglio con la cara vecchia fuga (“la miglior parte del valore” disse un tale che ora non mi viene).
I predatori li fregano con zanne/artigli di dimensioni da ridicole a spropositate, con precisione, velocità o forza devastanti, veleno, branco.
Persino le montagne si difendevano benino da noi rompicabbasisi perché sono alte, fredde e a punta; e contro i fuoripista si difendono tutt’oggi franando sotto il culo degli sciatori ben pensanti.
Veniamo a noi, giusto per amore di conversazione.
Ci capita di avere paura di essere presi in giro, e magari facciamo i sostenuti, con un bel po’ di muscoli o delle misure da modella che non guastano per darci un perché (sulla via di un X Factor che ancora Fear non è).
Nei pub si gira in branco, vedessi mai, e non ha più senso andarsi a prendere qualcosa da soli giusto per il gusto di farlo.
Criminalità? Ma perché non armati, forcaioli o con una polizia dura da fare spavento (chi si deve vendicare forse va escluso dalla categoria, ndM).
Al solito, noi siamo i soliti megalomani. Il resto della natura ha attacco e difesa, vince o perde; e non abbiamo idea di quanto rosica un pesce palla quando scopre che gonfiarsi non gli è bastato, o come ci rimane male un serpente quando una mangusta gli fa la pelle. Ma rimangono così, senza poterci fare molto nelle brevi distanze, accettando la cosa volenti o nolenti finché qualche loro discendente non si ritroverà con un miglioramento.
Ma noi no! Perché noi abbiamo i neuroni dalla nostra, e possiamo fare le cose molto più velocemente, compreso farci male nel senso cosmico del termine: una società di complessati sempre più soggetti e indifesi al Fear Factor altrui, che cerca disperatamente il proprio Fear Factor come fosse l’unica e l’ultima certezza della vita, una sorta di àncora. E il Valore, quello di saper lottare a armi pari e faccia a faccia, quello di saper resistere alle pressioni, di saper riconoscere entrambi i lati della medaglia prima di assegnare colpe e meriti, se ne va, sostituito dalla bramosia psicotica del Fear Factor di Livello Superiore per potersene andare in giro in pace… Peccato che la pace non ha niente a che vedere con questo, come la deterrenza modello Guerra Fredda non c’entrava niente con la ricerca della stabilità dei blocchi (e infatti se mi ricordo bene finì in crisi cubana, sempre grazie alla ricerca del livello di “minaccia difensiva” superiore; molto boiata, ndM). L’idealità di questa ricerca del fear factor, il prendere spunto da situazioni gravi per creare difese che a loro volta creano situazioni ancora più gravi, è solo un modo per giustificare la ciclicità delle umane manifestazioni guerresche, direi fino a prova contraria.
E per la cronaca, per come la vedo io (è o non è il mio pulpito questo?) visto che noi siamo perfezionisti in certe cose questa “quest” porta dritti ad una porta sola, quella in fondo al corridoio con sopra scritto “Tired? Fear Factor Omega. Welcome”.
Consigli per la lettura: il testo di Don’t thread on me, Metallica (solo il testo e solo una volta: non è che sia una gran perla la canzone).
Consigli per il piccolo schermo: Il lato oscuro del Pianeta delle Scimmie (a proposito di Omega; film pesante e dalla fine deprimente/educativa).
